5 piatti tipici della Mongolia.

Nel ricordarvi della nostra serata di venerdì 26 Gennaio, alle ore 21,30, presso la sede CAI di Acqui Terme, rimanendo sempre in tema Mongolia, quest’oggi parliamo di cibo, un cibo un po’ particolare, sicuramente molto lontano da quello che siamo soliti vedere sulle nostre tavole. 

Ancora una volta la lista dei 5 ci tratterrà dal raccontarvi proprio tutto, ma scegliamo in questo post di parlarvi dei sapori che più ci hanno stupito. 

1) L’Airag, il latte di cavalla fermentato. 
Esattamente. Io, personalmente, fino a che non sono stata in Mongolia, non avevo mai visto mungere una cavalla, invece pare che le proprietà benefiche del suo latte siano una panacea. Il latte di cavalla è considerato un ottimo ricostituente (Tolstoy partiva per le campagne per curarsi con questo alimento) e i bambini mongoli vengono cresciuti a suon di coppette ricolme di questo liquido che no, non è affatto una prelibatezza. Dal momento poi che viene anche fatto fermentare, acquisisce un sapore ancora più acidognolo. Sembra di bere una robiola liquida mescolata a vino rancido, con pezzi gialli di grasso che galleggiano in superficie. Per nulla invitante.
Pare però che la tradizione imponga al padrone di casa di offrire al nuovo arrivato una tazza sempre piena di latte e farla circolare, di bocca in bocca, fra tutti i presenti nella gher. E non ci si può rifiutare di bere, se non si vuole offendere colui che ci ospita. 

2) La carne di yak. 
Lo yak è un bovino tipico dell’Asia centrale. È molto grande, peloso e vive ad alte quote senza fatica alcuna grazie alla forma dei suoi polmoni, più grossa rispetto al normale. 
Io e Walter abbiamo assaggiato la loro carne che non è proprio nulla di speciale essendo molto dura e non troppo saporita, almeno non quanto la nostra mucca. Molto meglio vederli pascolare seraficamente nelle vaste praterie Mongole.

3) L’Aaruul.
L’aruul è una sorta di tofu che i nomadi producono con le proprie mani. Noi, nel nostro periodo di permanenza con loro, abbiamo aiutato la moglie del capofamiglia a farlo. 
La realtà è che sarebbe molto più buono fresco, appena cagliato, ma essendo loro un popolo di itineranti devono farlo seccare al sole, dopo aver tagliato la forma in strisce sottili, così, una volta pronto, questo formaggio potrà essere conservato per tutta la stagione. L’unica pecca è che in questo modo perde molto (quasi tutto) del suo sapore e molte volte sembra di avere in bocca una caramella dura come un sasso al gusto di niente.

4) La testa della capra. 
Quando al villaggio arriva un ospite gradito il capo clan decide che verrà cucinata una capra in suo onore, e l’offerta della testa dell’ovino, da mangiare fino all’ultimo boccone occhi compresi per i più impavidi, è una sorpresa che lascia sempre gli stranieri più interdetti che onorati. 
L’ultima sera della nostra permanenza in un accampamento del Bulgan (provincia) Arhangay ci venne offerta proprio la testa della capra… 

5) Il Byaslag, un formaggio di capra a tutti gli effetti.
Un formaggio morbido e saporito è il Byaslag, spesso offerto dai nomadi insieme al più tipico tè al latte salato che bevono ad ogni ora del giorno e della notte. 
Unica pecca di questo formaggio è che sia palesemente di capra e quando dico palesemente intendo dire che al suo interno è facilissimo trovarvi peli dell’animale. Sicuramente i NAS non girano ad ispezionare le gher mongole! 

 

E poi ci sarebbero i buuz, l’hot-pot importato dalla vicina Cina, i boortsog, biscotti che hanno la forma dei nostri Bibanesi, ci sarebbe la marmotta di cui abbiamo già parlato qui e il classico riso condito con capra, carote e patate… Ma noi abbiamo voluto dare spazio, nella nostra lista, solamente alle particolarità di questa terra così vasta e ancora oscura. 
Speriamo che il nostro post vi sia piaciuto e vi diamo appuntamento a mercoledì con un nuovo racconto di viaggio. 

A presto!