Le prossime volte...

Tra i nostri passatempi preferiti c'è sicuramente quello di pianificare viaggi, abbiamo liste pronte da qui ai prossimi dieci anni almeno! Scopriamo quotidianamente nuovi luoghi di cui ignoravamo completamente l'esistenza e l'idea di avere troppo poco tempo per godere di tutta l'immensità che ci circonda è sempre più frequente.
Questo capita anche quando riusciamo a realizzare i nostri desideri. È raro, anzi, è quasi impossibile che torniamo da un viaggio senza esserci lasciati qualcosa alle spalle, lì, ad aspettarci per "la prossima volta". 

Una delle "prossime volte" più agognate è tornare il prima possibile nel Big West statunitense. Abbiamo condiviso insieme questi luoghi nell'ottobre del 2015 e, nonostante aver corso come dei matti perché eravamo lì e chissà quando saremmo ritornati, ci siamo resi conto più volte che di quelle terre meravigliose ne conoscevamo solo una piccola parte. C'è tutto un mondo dietro la Lonely Planet (ne citiamo una per tutte) e quando si è in pellegrinaggio attraverso spazi che vanno oltre l'immaginario umano è ancora più importante fermarsi e chiacchierare con un locale. Lui ti saprà suggerire i luoghi meno turistici, quelli ancora più intaccati, gioiellini imperdibili che mai avresti potuto trovare se non fossi stato un poco intraprendente. 

Come scrive William Least Heat-Moon in Le Strade Blu: "La differenza incolmabile tra l'est e l'ovest è dovuta a un fattore ben preciso: lo spazio. [...] Gli spazi dell'ovest rimpiccioliscono l'uomo e ne riducono la cecità facendogli sentire l'immensità dell'universo, spingendolo ad una maggiore consapevolezza degli altri e di ciò che gli altri fanno. [...]" E continua in questa esaltazione dei grandi spazi e di come questi pur rimpicciolendo l'uomo ed i suoi artefatti lo pongano in netta evidenza, perché tutto è in relazione, ovviamente. 
Abbiamo letto moltissimo dell'America dell'ovest, l'abbiamo vista ripresa in diecimila differenti angolazioni, eppure quando ci siamo ritrovati avvolti dalla sua grandiosità è stato uno spettacolo mozzafiato. Non ci si può preparare alla maestosità della sua natura, agli anni che riesce a farti respirare, tutti. Si rimane così, inermi, a guardare questa immensità, e ci si sente volatili, brevi. 
Un viaggio attraverso le terre dell'ovest è un viaggio di ridimensione, che serve a metterti in pace con il mondo, che ti fa sentire libero e vincitore, grato e ancora più curioso. 
Guidare per ore attraverso infinite lingue di asfalto con la loro doppia riga gialla, deserte, ma così piene di viandanti, è una meraviglia continua e quando si attraversa l'entrata dei parchi quasi sembra incredibile che quella meraviglia sia solo la punta dell'iceberg di quello che ti attende. 
Mentre macinavamo miglia, scherzando io e Walter salutavamo stupiti i panorami che ci accoglievano e abbandonavano nel giro di pochi istanti attraverso i finestrini dell'auto: "Sua Maestà America!", ci dicevamo a bocca aperta. Ed è così, tutto è colossale, grande, esageratamente grande e ti sembra di non avere a disposizione una vita per contemplare tutto. E poi, quando pensi di essere soddisfatto del tuo trascorso negli Stati Uniti e torni a casa ecco che scopri altrettante cose che ti sei lasciato sfuggire e che sì, ti stanno aspettando perché tanto, lì, ci tornerai. Per forza.